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giovedì 10 ottobre 2019

Estate 2019

Anche se siamo ad ottobre e le vacanze estive sono ormai un pallido ricordo, voglio parlare della fantastica esperienza che ho fatto a fine luglio-inizio agosto.
In questo post raccontavo le ansie del viaggiatore, e promettevo resoconto...infine eccolo!
Ho deciso di andare in Cornovaglia, partendo da Londra con un'auto noleggiata, e miracolosamente sono riuscita a convincere Charlie Brown a seguirmi nell'avventura. Vi sembrerà una cosa normale, ma in realtà Charlie Brown PRIMO ha vent'anni e magari una vacanza con la mamma non rientra nei suoi sogni SECONDO non ama viaggiare, e TERZO non condivide con me l'amore incondizionato per le Isole Britanniche. 
E invece, dopo aver protestato perché avevo già comprato il biglietto aereo anche per lui, dichiarato che non sarebbe mai partito con me e affermato il suo totale disinteresse per la Cornovaglia, ha cambiato idea.
Sarebbe troppo affermare che è partito entusiasta, ma a me bastava che si trascinasse, tanto dopo non avrebbe potuto rimanere insensibile ad un viaggio tanto figo 😁😁.
Ovviamente tutti sanno che dal punto di vista economico l'Inghilterra è un salasso, e non potendomelo permettere, mi sono ingegnata un po'.
Avevo sentito parlare di couchsurfing, quindi ho cercato su internet e mi sono iscritta alla piattaforma ed ho cominciato a contattare un po' di gente in cerca di ospitalità.
Non sono riuscita a fare tutto il periodo divanando, ma una buona parte sì.
Ho appeso la cartina sul mio frigorifero, e a seconda dei contatti, ho costruito il mio itinerario
Dopo essere arrivati a Stansted, ritiro dell'auto e subito via.
La prima tappa a Salisbury per vedere Stonehenge, io ci ero già stata ma Charlie Brown no. 

Niente divani qui, ma una stanza con airb&b da Fiona.
Dopodiché Isola di Wight, e qui siamo stati accolti da Wendy e la sua famiglia per tre giorni.
La mia prima esperienza come ospite è stata semplicemente meravigliosa. Wendy e Jonathon ci hanno accolti nella loro casa (stupenda) dandoci una stanza, altro che divano, che misura come tutto il mio appartamento, con: da un lato vista sul mare e dall'altro vista sul loro giardino... 

Ma la cosa più bella è stata l'esperienza di conoscere Wendy e la sua famiglia, passare del tempo con loro, condividere le cene e aiutarli con qualche piccolo lavoretto perché stavano organizzando la festa per il loro trentesimo anno di matrimonio che sarebbe avvenuta da lì a una settimana.

La tappa successiva è stata a Plymouth, dove sono stata ospitata da Vicky, una madre single con quattro figli, il più grande di 10 anni e il più piccolo di un anno e mezzo, costantemente in braccio. L'ospitalità di Vicky mi ha toccato moltissimo, chi di noi, da sola e con quattro figli piccoli sarebbe disposta a offrirsi di ospitare gente, dandogli peraltro l'unica camera disponibile? Infatti Vicky stava ridecorando la sua camera da letto, e per lasciare posto a noi si è accampata sul divano con i tre piccoli, mentre il grande aveva la sua cameretta da solo. Per me Vicky è eroica, è stata gentilissima, ci ha consigliato cosa fare e vedere nei due giorni che abbiamo passato lì e ci ha anche invitato a cenare con loro.

Dopo essere passati da Exeter, che merita una visita solo per la cattedrale, e che si è rivelata una delle cittadine più incantevoli che ho visitato nel UK, siamo arrivati a Westward Ho!, l'unico paese col punto esclamativo. E qui siamo stati ospitati da Juliet, un'altra donna favolosa che ci ha lasciato usare la sua casa e la sua camera per tre giorni. Esatto! La sua camera! Perché Juliet fa i turni e lavora anche di notte, quindi non era in casa. Nei pochi istanti che abbiamo passato insieme, tra un turno di lavoro di notte e i nostri giri turistici, Juliet è stata una fonte di informazioni preziosissima su cosa fare e cosa vedere, senza contare che lei come persona mi è rimasta nel cuore. La sua casa fantastica, la vista sul mare che si gode dalle sue finestre era per me ipnotica...avrei potuto stare alla finestra dalla mattina alla sera con una tazza di tè e una sigaretta 😀!


morning




night


la camera

A questo punto, purtroppo, la mia esperienza come divanista si interrompe bruscamente, perché avrei dovuto andare a Newquay da un certo Steven (guarda caso unico uomo) che all'ultimo momento ha accampato una serie di scuse, dopo aver accettato di ospitarci, e quindi ho dovuto ripiegare su una urfida Inn sopra un pub per una notte e poi con airb&b un'altra esperienza positivissima a casa di Katie, altra donna single con figlio di 20 anni, insegnante di yoga con una casa da favola a St. Ives



Anche se per me è stata una mazzata economicamente parlando, sono felice di avere conosciuto Katie 💓.

Last but not least, non era prevista una tappa a Londra, ma Charlie Brown non ci era mai stato...una cosa a cui bisognava porre rimedio al più presto. A Londra c'è il mio grandissimo amico Joe, quindi nessun problema.

Concludendo, voglio prima di tutto ringraziare tutti i surfisti del mondo che mettono a disposizione le loro case con una mentalità aperta e una grande fiducia nel prossimo...ovviamente anche io ho ospitato, e vi parlerò delle mie avventure in un altro post...sono grata per aver potuto fare questa vacanza da sogno in maniera totalmente unconventional e totally cool, e vi invito a entrare a fare parte di questo mondo perché c'è un sacco di gente bella al mondo, nonostante le apparenze!

sabato 20 luglio 2019

Amo viaggiare

Ammetto che la mia affermazione nel titolo non sia particolarmente originale, anche senza l'aiuto di Pagnoncelli credo di poter dire che il 90% della popolazione ama o amerebbe viaggiare se potesse.
Viaggi organizzati, viaggi fai-da-te, viaggi rilassanti, tour de force, sacco in spalla, tutto compreso, low cost....basta andare, vero?

Ok, ci siamo. A me piace il viaggio semi organizzato da me, come quello che farò la settimana prossima in Cornovaglia accompagnata da Charlie Brown (Ciccio o Chuck) che è il mio primogenito e che NON vuole assolutamente che lo chiami così, il che è una tremenda ingiustizia perché lui E' Charlie Brown. Ma passi.

Mi sono divertita a prenotare il volo, noleggiare la macchina, prenotare la prima notte in un B&B a Salisbury (prima tappa del viaggio per vedere la cattedrale e rivedere Stonhenge), sfogliare la rough guide per capire cosa voglio fare (tutto) e vedere (tutto), selezionare perché purtroppo abbiamo solo 2 settimane e non due mesi..., utilizzare couch surfing ed esultare per avere la possibilità di stare tre giorni sull'Isola di Wight (yessss, seconda tappa), insomma, ci siamo capiti.

MA, a quattro giorni dalla partenza comincia una fase che non mi piace per niente, che si verifica ad ogni viaggio anche se so che poi passa:

la preparazione della valigia😱😱😱

Dio come odio preparare la valigia!!!
Comincio dalle cose più facili: mutande, reggiseni, calze...pigiama, ciabatte, spazzolino, dentifricio e tutto il beautycase...ma porto i trucchi? Ma no, chi se ne frega, sono in vacanza...vabbé solo eye-liner e mascara (cioè quello che metto sempre), quindi anche struccante... e lo smalto? Come faccio che non si può portare l'acetone in aereo...e poi che sbatti, no no no, vado a fare le unghie col semipermanente. Questo mi è venuto in mente ieri, ho contattato un paio di persone che fanno dei prezzi umani perché non ho nessuna intenzione di spendere 60 euri, ho constatato che una non lavora più perché ha avuto due gemelli (dopo due figlie) e l'altra è occupata. Bene, niente smalto. Unghie nature per due settimane.
Telo mare, costume, asciugamano per quando facciamo couch surfing...oddio, devo prendere qualcosa per i miei ospiti, qualcosa che sia italiano, tipico ma allo stesso tempo non un ciaffo per turisti, ci sono...qualcosa da mangiare, ma cosa? Biscottini? Un vasetto di pesto? No, vetro no. Un formaggio della Valtellina? No, i vestiti al Casera no.
Poi c'è il momento lista. Scrivo disciplinatamente tutte le cose che ho già deciso (quelle facili), aggiungo il trasformatore per la presa UK, le ricariche per telefonino e i-pad, e poi sono ancora lì. Cosa porto da vestire?
Calcolando che sarà un viaggio sportivo comincio con tute e magliette, in Inghilterra piove quindi metto il K-way, in Inghilterra fa freddo, quindi il pile.
Altra difficoltà è preparare la valigia per un posto dove ci sono 15 gradi partendo da un posto dove ce ne sono 30...cosa mettevo quando c'erano 15 gradi? I jeans...ma non ho più jeans che mi vanno bene perché sono ingrassata di 10 chili. Devo provarmi dei pantaloni.  Ed è qui che mi arrendo, lascio perdere tutto e mi metto a leggere un libro, a bermi un prosecco e a fumarmi una sigaretta (marlboro gold pacchetto morbido perché costa 50 centesimi in meno)...e rimando. Fino a che mancheranno due minuti alla partenza e sarò costretta a infilare in valigia qualcosa, di solito più di quello che mi servirà, perché vabbè che siamo sportive, ma un vestitino e un tacchetto? Non si sa mai.
E comunque vada sarà un successo.
Stay tuned.

giovedì 7 novembre 2013

Luci ed ombre dell'educare

La bloggeramica Noemi, mi ha coinvolto in un'iniziativa che sta passando di blog in blog, che ha come tema l'educazione.
Partecipo volentieri e ringrazio Hilde che ha pensato a me.
Trovo molto interessante che le altre blogger che hanno scritto sul tema, quasi all'unanimità non amino la parola educare nel senso di condurre, perché sembra loro (se ho capito bene) che la cosa comporti una forzatura, un imposizione: io che sono grande ti faccio vedere la strada, perché io so, mentre tu obbedisci.

Per me, invece, è proprio questo il significato più bello della parola. Sono convinta che il bambino, non solo abbia bisogno di una guida, ma anche che il genitore - o chi lo educa, appunto - abbia il dovere di dare una direzione. Semplicemente perché altrimenti il bambino non saprebbe dove andare.
Spetta a noi dire al bambino cos'è giusto e cos'è sbagliato, e spetta a noi prenderci cura di loro. E sono anche convinta che il bambino ce lo chieda, non chiaramente, ma istintivamente. Avere dei limiti, dei paletti, è fondamentale perché un bambino cresca sicuro e sereno, perché sa fin dove può arrivare e non si deve preoccupare di cose più grandi di lui.

Il fatto è che educare è difficile, molto più semplice è concedergli quello che vogliono pur di farli tacere (nel breve periodo), o riempirli di "cose" invece che passare del tempo assieme.

Ovviamente questo vale per i bambini piccoli, e ovviamente man mano che crescono si allargano sempre di più le maglie, se vogliamo usare l'immagine restrittiva di una rete ad esempio. Ma sarà un passaggio graduale e secondo me naturale fino a portarli all'autonomia.

Voglio raccontare un aneddoto, una cosa alla quale ho assistito personalmente nel periodo che ho passato negli Stati Uniti come 
ragazza alla pari, e che mi ha lasciato parecchio perplessa, nonostante la mia, allora, giovane età.
Alla fermata dell'autobus due mamme con due bambini di tre/quattro anni (che erano assieme e si conoscevano). E' tardo pomeriggio e bambino1 ha freddo ma non ha una maglia da mettersi, mentre bambino2 ha una maglia in più che sua mamma ha nella borsa.
Mamma2 dice: "io ce l'ho una maglia in più, bambino2, la vuoi prestare a bambino1?"
Bambino2 dice "no"
Fine della storia. La maglia non viene prestata.

Sono rimasta allibita. Anche adesso che sono mamma, se sono al parco e un altro bambino ha bisogno di qualcosa che io ho, un fazzoletto, una caramella, un cerotto, non chiedo certo a mio figlio il permesso di darglielo, anche se il fazzoletto, la caramella e il cerotto li ho con me per lui, perché non è cosa che gli compete, non 
è una responsabilità che può prendersi lui.

Questo, come molte altre cose, tipo bambini dell'asilo che decidono come vestirsi al mattino, compreso mettere magliette mezze maniche in pieno inverno (e sto parlando del freddo di Chicago), mi hanno fatto pensare che gli americani siano dei pessimi educatori.

Per concludere, mi piacerebbe sentire sull'argomento anche il parere di qualche papà...so che ce ne sono all'ascolto, e anche alle prese con l'educazione dei figli. Stavolta non lo citerò, ma sono sicura che un certo blogger di mia conoscenza si sentirà chiamato in causa... vediamo cosa succede.

Questo il logo dell'iniziativa:



e questi gli altri interventi:

lunamonda

sara

liberelettere

timo il bruco

latte&champagne
A

mercoledì 11 settembre 2013

Numeri

55 chili
168 centimetri
41 di scarpe
IV ginnasio
...
e 1 mamma in pena.

martedì 7 maggio 2013

Dialogo tra nativi digitali

Calvin: cosa vuol dire link?
Charlie Brown: è..., cioè, tipo quando vai su wikipedia, no? Che ci sono quelle parole sottolineate che se le schiacci ti portano su quella cosa...
Aliceland: dicesi collegamento
Charlie Brown: ah! Davvero?
Calvin: ah!

domenica 14 aprile 2013

Le opinioni di Calvin

Mentre Charlie Brown, silenzioso, pensa probabilmente alla ragazzina dai capelli rossi, Calvin discute di politica, interna ed estera, con apparente cognizione di causa:

Oh, ma lo sai che nella mia classe hanno votato tutti Grillo? 
...
Solo io e Poldo abbiamo votato Bersani!!
Sono stupidi, eh?

oppure:

(commentando la notizia alla radio, da noi non si guardano i tg perché la tv non c'è dove pranziamo)

Ma quello lì (il presidente della Corea, n.d.r.), perché litiga con tutti? Ce l'ha con la Corea del Sud, la Cina, il Giappone...

martedì 18 dicembre 2012

Open day allo scientifico

Ci si presenta alle 14,25 (inizio delle danze 14,30). Gli studenti, con la maglietta con il logo del liceo, ci danno un bigliettino colorato con orario inizio visita, noi abbiamo quello delle 14.30, evvai! Abbiamo fatto bene ad arrivare presto.
Nello spazio di cinque minuti, quando uno studente trafelato chiede quante persone hanno il biglietto con 14,30, e tutti alzano la mano, ci rendiamo conto che c'è stato un overbooking... l'aula magna è già ai limiti della capienza, dovremo aspettare il prossimo turno alle 15,00.

Prima cosa sconvolgente: i ragazzi chiedono se gentilmente potremmo aspettare il prossimo turno... io dico "sì, ok", ma sono l'unica. Tutti gli altri - genitori - dicono "No".
Come "no"?
In particolare noto una signora abbronzatissima (lampados più terra indiana/cipria/fondotinta, qualsiasi cosa sia trendy oggi) coi boccoli.

Nonostante i "no", siamo tutti fatti accomodare al piano di sopra dove ci sono le aule mentre aspettiamo il turno delle 15,00.
Tutti cambiano il loro bigliettino con uno nuovo per prossimo "spettacolo". 
Boccolosa no, lei si abbarbica al suo bigliettino "arancione-14,30" e rimane lì, proprio davanti all'entrata dove ci avevano detto di non sostare per non impedire il passaggio.

Dieci minuti dopo arrivano due studentesse che invitano il gruppo con foglietto rosa a seguirle. Non è difficile, se hai il foglietto rosa vai con loro, se hai il foglietto arancione o azzurro devi seguire altre studentesse con badge arancione o azzurro. Tutti fanno lo stesso giro, ma dividendosi in gruppi sarà più agevole la visita ai laboratori.
Ci portano al piano seminterrato a vedere il bar, tanto per aspettare il nostro turno. Passiamo di nuovo davanti all'entrata e Boccolosa, che vede movimento, dice ad uno studente che lei è lì dalle 14,30 quindi vuole aggregarsi al gruppo. Lo studente stremato le dice "allora vada pure". Quindi lei, col suo bigliettino arancione-14,30 si aggrega al gruppo rosa-15,00. 
Arrivati al bar, Boccolosa dà altri segni di impazienza e comincia a commentare "ma io non capisco perchè siamo venuti al bar", "ma dov'è l'aula magna? E' qui vicino? Ci portate voi?" 

Arriva il nostro momento: gruppo rosa-15,00 più Boccolosa arancione-14,30 (e forse altri che io non ho notato) si dirige all'aula magna. 
Again, siamo in troppi! Un prof chiede alle persone rimaste in piedi di uscire, per motivi di sicurezza e anche perché se il gruppo è troppo grande non si riesce poi ad entrare nei laboratori che dovremo vedere dopo. Il prof in questione è un insegnante di filosofia, non proprio di primo pelo, nel senso che dovrebbe incutere rispetto, e che spiega bene la situazione, si scusa del disagio, dice che sono centinaia le persone che vengono all'open day e gli spazi sono quello che sono. Dopo tutta la spiegazione con dovizia di particolari, nessuno accenna ad andarsene.
"Allora state lì, farete una visita scadente".

Alla fine procediamo, presentazione con slides e poi giro dei laboratori di scienze, lingue, informatica e biblioteca. E tutto è bene ciò che finisce bene.

Ma la morale? La morale è che anche quando sto dall'altra parte della barricata tendo a simpatizzare con gli operatori della scuola, ma cosa si fa - mi chiedo - se un genitore fa i capricci, ad una semplice richiesta dice no e non vuole sentire ragioni? 
E poi, la preoccupazione di avere dei futuri compagni di classe per mio figlio, figli di tanti genitori.

Forse mi sto preoccupando troppo... e poi non si sa se sarà lo scientifico ;-)



sabato 21 luglio 2012

Le soluzioni di Calvin

Pranzo a casa Aliceland:
Charlie Brown sta parlando di tutte le meravigliose cose che ha fatto Mazzini per l'Italia e blabla blabla.
Interviene Calvin e dice:
"Ma non poteva salvare anche l'euro?"
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