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mercoledì 5 novembre 2014

Saga degli Orchetti - Capitolo 4

L'Alba del Terzo Giorno

Ed ecco che con grande fatica (mia, per stare al passo col racconto) arriviamo alla riunione con i genitori. Mio malgrado la presiedo, essendo la coordinatrice degli Orchetti.
Non è mia intenzione tirare fuori l'argomento in maniera palese, ma dopo il primo Consiglio di Classe i colleghi hanno cominciato a tirare fuori le solite lamentele sugli orchetti e alcuni di loro mi hanno pregato di far presente ai genitori che la situazione è insostenibile, che si comportano male, che non studiano, ... io mi chiedo perché tutti questi signori abbiano dato delle valutazioni così alte alla fine dell'anno scorso, ma mi taccio perché la situazione mi fa gioco.
E così illustro la situazione ai genitori, sottolineando il fatto che non ci spieghiamo alcuni comportamenti se non con la convinzione che siano accettati, quando non incoraggiati, da casa. Faccio esempi concreti, senza dire chi ha detto cosa. I genitori, almeno alcuni, sembrano colpiti, e mi metto a disposizione per parlare privatamente dopo la riunione con chi vuole approfondire.
Durante i colloqui individuali vengono fuori alcune cosine interessanti, tipo che la mamma di Radbug conferma la mia versione sui compiti. Già a giugno lei ha fornito a chiunque volesse i compiti da me assegnati.
Mamma di Gorbag conferma, infatti loro due i compiti li avevano.
La mamma che mi ha telefonato e altre che hanno glissato, hanno glissato anche sul colloquio individuale, in pratica no compiti e no colloquio.
Il padre di Nar, al quale dico che Nar è uno di quelli che si comporta male, mi risponde che sì, lo sa, lui si fa trascinare (...no, scusa amico, ho detto che lui è uno di quelli che trascina...). E poi mi dice anche che gli altri lo aizzano, lui fa la cazzata e poi lo beccano, e gli altri la passano liscia (convinto te!). Comunque l'insegnamento paterno è: se fai le cazzate le devi fare bene e non farti beccare (ah, ecco. Ho sbagliato tutto nella vita).

Arrivo a casa stremata due ore dopo il previsto, contenta per aver detto finalmente quello che pensavo, ma anche persuasa che non ci sia molto da fare. Rimango dell'opinione che adesso passo alle maniere forti... tranquilli, significa solo che interrogherò a tappeto e segnalerò ogni "dimenticanza" con nota scritta sul diario.

E infatti, metto in pratica. E sono sorpresa, mooolto sorpresa. 
Perché?
Perché si sono messi a studiare.
Nella verifica una sola insufficienza in tutta la classe, e nelle interrogazioni orali idem, tutti pronti!!!

Ora, a me sembra il caso di stappare la bottiglia di Ferrari che tengo nel frigor per le occasioni speciali... spero che duri, ma ho comunque dimostrato che si può!!!!
:-)

martedì 21 ottobre 2014

Saga degli Orchetti - Capitolo 3

La Resa dei Conti

Dopo aver passato circa due settimane di scuola a correggere - lentamente - i compiti, per dar modo alle pecorelle smarrite di ritrovarsi, arriva l'inevitabile.
A fine settembre ritiro i libri, un po' perché correggere compiti non è la mia attività preferita, un po' perché oltretutto non mi sembra in questo modo di ottenere risultati apprezzabili. In pratica, mi sembra di capire che gli argomenti affrontati l'anno scorso siano passati dai cervelli degli orchetti senza lasciare alcuna traccia.
Ad ogni modo, dopo aver aspettato ben un mese dalla fatidica telefonata, scopro che la metà che aveva dichiarato di non averli fatti ha continuato a non farli; dell'altra metà solo metà (che fa un quarto del totale) li ha fatti veramente.
A malincuore, perché sono sempre cose spiacevoli, scrivo sui diari degli orchetti "inadempienti" che nonostante abbia aspettato due settimane per ritirare i compiti, il loro figlio non li ha fatti.
Senza fare una piega, i genitori firmano.

to be continued, in case anything happens

venerdì 17 ottobre 2014

Saga degli Orchetti - Capitolo 2

Primi giorni di scuola

Il primo giorno di scuola finalmente arriva, ho un'ora con la mia collega di italiano dagli orchetti, siamo ancora in orario super provvisorio e ridotto e quindi ci sono anche delle compresenze (parola ormai dimenticata negli ultimi anni).
Ovviamente il primo giorno è all'insegna della burocrazia, consegna di avvisi, moduli da compilare per mensa, autorizzazioni varie, libretti, regolamento. 
Non chiedo compiti e non faccio riferimento alla strana telefonata di agosto. Loro stessi tirano fuori l'argomento: "prof. cosa facciamo sabato che abbiamo un'ora di inglese?". Io dico che cominceremo a correggere i compiti delle vacanze...nessuno dice niente.
Mi dico che la faccenda è andata in modo estremamente liscio, e mi immagino che abbiano utilizzato le ultime due settimane per mettersi in pari.
Arriva il sabato, e invece scopro che metà classe non ha fatto i compiti, ma nessuno mi dice che non li ha fatti perché io non li ho dati, ma non forniscono alcuna spiegazione...dicono semplicemente che loro non li hanno fatti.
A differenza dell'altra seconda di Gondor, dove sono arrivata il primo giorno ed ho ritirato tutti i compiti, qui mi comporto in maniera diversa, sapendo la questione. Quindi non metto note, non mi altero, ma dico fermamente che i compiti vanno fatti. Li ripeto per tutti e dico che a partire dalla volta successiva si correggerà. 
Fossero gli orchetti anche solo un po' svegli, si renderebbero conto che con un minimo sforzo potrebbero anche cavarsela...ma non sarebbero più orchetti! Pertanto quello che succede a questo punto è che chi non li ha fatti si bea di averla passata liscia in barba a professori, genitori (forse)*, compagni asini (nel senso che hanno lavorato come asini) e regole. E continua imperterrito per la sua strada.

to be continued

*il forse è riferito al fatto che io credo fermamente che quella metà classe sia supportata dai genitori, o per lo meno, che i genitori in questione non abbiano la minima influenza sui loro figli. 

sabato 4 ottobre 2014

Saga degli Orchetti - Capitolo 1

La Decisione

Dopo le telefonate di mezza estate, io che aspettavo il giorno delle nomine di fine agosto con una certa tranquillità e anche senza troppi patemi, mi scopro dubbiosa.
Ma io -mi chiedo guardandomi allo specchio- sono proprio sicura di voler tornare a Granburrone? 
L'alternativa ci sarebbe...è Mordor, c'è una cattedra anche lì, sono addirittura più ore...però è Mordor, l'ultima volta che ci sono stata mi ha preso una specie di ansia depressiva, ho perso 5 chili e andavo di bromazepan.
Faccio una lista di pro e contro, parlo con la mia collega di Granburrone per assicurarmi che non mi odierebbe se la "lasciassi" (non che lei abbia bisogno di me, ma si è sempre lavorato bene assieme), valuto se a Mordor è cambiato qualcosa, faccio, disfo, rifaccio e intanto arriva il giorno delle nomine, sabato 30 agosto.

E io non so cosa fare.

Arrivo alle undici, ora di convocazione, e naturalmente stanno ancora nominando altre classi di concorso e ne mancano ancora una decina prima della mia.
Attendo fiduciosa.

Passano le ore, e io non so cosa fare.

Tre ore dopo è il mio momento. Arrivo lì, guardo in faccia i "tipi da provveditorato", un attimo di smarrimento, e poi pronuncio la mia scelta...Granburrone! Un parto difficile. Non ce l'ho fatta a fare il salto nel buio, forse perché è un buio abbastanza noto.

Mi metto l'elmetto e vado ad affrontare gli orchetti.

to be continued

domenica 28 settembre 2014

Saga degli Orchetti - Prologo

La storia comincia a fine agosto, anche se riguarda la scuola, e anche se a fine agosto io sono ufficialmente disoccupata e in attesa/speranza di nomina.
Questa cosa non è ben chiara ai genitori, che - beati loro - non ci capiscono una mazza di come funzioni il nostro sistema di reclutamento, anche perché capirci qualcosa li porterebbe probabilmente sull'orlo della pazzia...e questo a parziale discolpa dei segni di squilibrio sempre più frequenti nella categoria insegnanti.
Ad ogni modo, dicevo, per i genitori, un insegnante che insegna ai loro figlioli da una decina d'anni è dato per scontato come un palo portante dell'edificio o un pezzo di mobilio, se volete.
Questo, nello specifico, ha comportato il fatto che il 26 agosto il mio telefono suonasse, e che all'altro capo ci fosse il papà di un orchetto. Niente di strano, viviamo in una realtà molto piccola dove tutti sanno dove tutti abitano, chi sono, di chi sono figli o mogli, etc. In più papà-orchetto è anche il presidente del consiglio d'istituto, e pertanto avevo già avuto il piacere di conoscerlo.
L'oggetto della chiamata è stato invece, almeno alle mie orecchie, abbastanza strano: papà-orchetto si chiedeva se io avessi dato i compiti delle vacanze...il 26 agosto? E perché mai questo dubbio amletico - che io ho provveduto prontamente a fugare?
Perché il figlio, Gorbag, e Lagduf (sono cugini) sostengono che la prof di inglese non ha dato compiti, ma c'è la voce che invece la prof questi compiti li abbia dati.
C'è la voce. Mi piace questa.
Spiego che la voce c'è forse perché ci sono anche i compiti. Bene allora. Dilemma chiarito.

Riflessioni mie: rimango un po' sorpresa da questa telefonata, perché da genitore non mi sarei comportata così. La figuraccia di chiedere ad un prof a fine vacanze se ci fossero o meno compiti non l'avrei mai fatta. In più, se ci fosse la voce, mio figlio sarebbe nei guai - you're in trouble kiddo! - senza alcun dubbio.

E figurarsi la mia sorpresa quando mezz'ora dopo la prima telefonata me ne arriva un'altra. Questa volta è la mamma di Gorbag. E la domanda è sempre la stessa: ci sono i compiti delle vacanze?
A questo punto la sorpresa muta in leggero giramento di cabasisi, e rispondo che non posso fare altro che ripetere le stesse cose che ho detto a suo marito (vivono assieme, non è che siano separati) mezz'ora prima. E lei, serafica, mi risponde che mi crede - grazie tante -, ma la telefonata l'ha fatta per provare a suo figlio che ci fossero i compiti. E lei, poveretta (dico io), per convincere suo figlio ha dovuto chiamare.
E poi aggiunge...comunque tutti tutti dicono che lei non ha dato i compiti, anche le femmine.

Come mai non sono sorpresa che questa questione sia venuta fuori proprio nella classe degli orchetti?

to be continued

giovedì 7 novembre 2013

Luci ed ombre dell'educare

La bloggeramica Noemi, mi ha coinvolto in un'iniziativa che sta passando di blog in blog, che ha come tema l'educazione.
Partecipo volentieri e ringrazio Hilde che ha pensato a me.
Trovo molto interessante che le altre blogger che hanno scritto sul tema, quasi all'unanimità non amino la parola educare nel senso di condurre, perché sembra loro (se ho capito bene) che la cosa comporti una forzatura, un imposizione: io che sono grande ti faccio vedere la strada, perché io so, mentre tu obbedisci.

Per me, invece, è proprio questo il significato più bello della parola. Sono convinta che il bambino, non solo abbia bisogno di una guida, ma anche che il genitore - o chi lo educa, appunto - abbia il dovere di dare una direzione. Semplicemente perché altrimenti il bambino non saprebbe dove andare.
Spetta a noi dire al bambino cos'è giusto e cos'è sbagliato, e spetta a noi prenderci cura di loro. E sono anche convinta che il bambino ce lo chieda, non chiaramente, ma istintivamente. Avere dei limiti, dei paletti, è fondamentale perché un bambino cresca sicuro e sereno, perché sa fin dove può arrivare e non si deve preoccupare di cose più grandi di lui.

Il fatto è che educare è difficile, molto più semplice è concedergli quello che vogliono pur di farli tacere (nel breve periodo), o riempirli di "cose" invece che passare del tempo assieme.

Ovviamente questo vale per i bambini piccoli, e ovviamente man mano che crescono si allargano sempre di più le maglie, se vogliamo usare l'immagine restrittiva di una rete ad esempio. Ma sarà un passaggio graduale e secondo me naturale fino a portarli all'autonomia.

Voglio raccontare un aneddoto, una cosa alla quale ho assistito personalmente nel periodo che ho passato negli Stati Uniti come 
ragazza alla pari, e che mi ha lasciato parecchio perplessa, nonostante la mia, allora, giovane età.
Alla fermata dell'autobus due mamme con due bambini di tre/quattro anni (che erano assieme e si conoscevano). E' tardo pomeriggio e bambino1 ha freddo ma non ha una maglia da mettersi, mentre bambino2 ha una maglia in più che sua mamma ha nella borsa.
Mamma2 dice: "io ce l'ho una maglia in più, bambino2, la vuoi prestare a bambino1?"
Bambino2 dice "no"
Fine della storia. La maglia non viene prestata.

Sono rimasta allibita. Anche adesso che sono mamma, se sono al parco e un altro bambino ha bisogno di qualcosa che io ho, un fazzoletto, una caramella, un cerotto, non chiedo certo a mio figlio il permesso di darglielo, anche se il fazzoletto, la caramella e il cerotto li ho con me per lui, perché non è cosa che gli compete, non 
è una responsabilità che può prendersi lui.

Questo, come molte altre cose, tipo bambini dell'asilo che decidono come vestirsi al mattino, compreso mettere magliette mezze maniche in pieno inverno (e sto parlando del freddo di Chicago), mi hanno fatto pensare che gli americani siano dei pessimi educatori.

Per concludere, mi piacerebbe sentire sull'argomento anche il parere di qualche papà...so che ce ne sono all'ascolto, e anche alle prese con l'educazione dei figli. Stavolta non lo citerò, ma sono sicura che un certo blogger di mia conoscenza si sentirà chiamato in causa... vediamo cosa succede.

Questo il logo dell'iniziativa:



e questi gli altri interventi:

lunamonda

sara

liberelettere

timo il bruco

latte&champagne
A

martedì 11 giugno 2013

Esegesi del Cartellone

La tragedia si consuma tutti gli anni. Puntuale.
E' la pubblicazione dei risultati scolastici, volgarmente detti "i cartelloni".

Questa mattina alle 8.30, prima della riunione plenaria per gli esami,  davanti ai cartelloni dell'intero istituto (Granburrone, Gondor e Mordor), una coppia di genitori incazzati mi apostrofava con "che cazzo di professori siete" (scusate il francese), noncurante del fatto che la sua pargoletta frequentasse Mordor ed io fossi insegnante a Granburrone...ma va bè, ce l'aveva con la categoria (ciàpa su e porta a cà).

Ma tanto, quasi contemporaneamente, a Granburrone si ripeteva lo stesso copione. Qui non hanno potuto lamentarsi dei bocciati (ce n'è stato solo uno largamente annunciato), ma l'oggetto dello sdegno e dell'incazzatura generale sono stati i voti di ammissione all'esame di terza media. Inutile dire che lo sciagurato operato di noi insegnanti è stato eviscerato e discusso in tutti i luoghi deputati: la bottega, il bar e la piazza del paese.

Parliamone. E' vero che noi insegnanti siamo spesso logorroici e ripetiamo oltretutto molto spesso le stesse cose, anche perché la prima volta ti ascoltano in due, poi altri cinque o sei ti ripetono la stessa domanda ad intervalli di trenta/quaranta secondi, fino a che alzi il livello di voce abituale e, facendo notare che è la sesta volta che dici che - esempi random - sì, bisogna fare risposte complete, o no, non è necessario ricopiare sul quaderno anche la domanda, oppure sì bisogna coniugare al simple past i verbi prima di inserirli nelle frasi; forse, ma forse, l'informazione è arrivata al 90% dei ragazzi.

Quindi, tornando al voto di ammissione, noi si dice che trattasi di media aritmetica, e come tale arida e che non lascia spazio a manovre e a valutazioni che esulano dal puro calcolo - come invece si può fare, e si fa, nella valutazione delle singole discipline, dei tre anni di corso.

Ne consegue che può capitare, e capita, che i voti di ammissione siano a volte sorprendenti:
Gigetto, che non ha alcuna attitudine allo studio ed ha sempre tirato a campare nelle materie di studio, ma che ha dieci in ginnastica, o che ha un talento naturale per il disegno o parimenti un talento naturale per la musica, rischia di avere lo stesso voto di ammissione di Gigino, che si è sempre impegnato nello studio pur evidenziando qualche difficoltà, ma che si è sempre portato a casa il suo sei o sette meritatissimi e sudatissimi.
Gigetta, ragazza non troppo brillante ma che ha un voto di comportamento molto alto perché i pesci lessi non disturbano, può avere lo stesso voto di Gigina, che ha avuto una bella evoluzione nel corso del triennio, riuscendo in terza ad avere un'ottima pagella, perché peseranno i primi due anni così così.

Ma alla fine, hai voglia a spiegare, ponderare, valutare, passare le ore a pensare se dare sei o sette a Paolino, sette o otto a Paoletto, tenere in conto di questo, quello e quell'altro... tanto alla fine c'è sempre qualcuno che si incazza. Con buona pace di tutti i tuoi scrupoli e mal di testa.

Eppure io ci sto sempre male, non imparerò mai.

lunedì 25 giugno 2012

poteva andare meglio

Non sono una di quelle mamme che giustificano i loro figli sempre e comunque, e non sono una di quelle che da quando è diventata mamma parla solo dei figli e "che peso per le amiche che invece figli non ne hanno e non ne vogliono avere". 
Ma quel che è giusto è giusto.
Sono la fortunata mamma di due bambini bravi, sarà perché abbiamo fatto bene il nostro mestiere, sarà anche un po' di culo, ma tant'è, questa è la situazione.
Ecco perché quando ritiro le pagelle vado a casa sempre contenta, perché obiettivamente sono sempre delle belle pagelle, ma anche un po' delusa, in particolar modo per Calvin, che è in seconda elementare, in una classe dove sono in due o tre che riescono a stare seduti al banco, c'è una situazione a livello comportamentale spaventosa, e altrettanto a livello di rendimento.
Ma questo non è un problema, non sto pensando di cambiare scuola al bambino prodigio, vorrei solo che venisse riconosciuto a livello di voti che c'è un bambino che, mentre la maggioranza della classe dice parolacce, sputa alla maestra o le tira addosso le penne (non esagero), mantiene un comportamento umano, non sporca volontariamente per terra e non fa niente delle cose di cui sopra, però, se un compagno lo picchia lui "reagisce", quindi il comportamento è "generalmente corretto"... forse dovrebbe lasciarsi battere come un tamburo?
Dare dieci in pagella per le maestre di questa scuola è un tabù, quindi mi sono messa il cuore in pace, ma quando leggo che da altre parti non è così mi viene lo sconforto.
E vai di nove in italiano: non teniamo conto che è un bambino che legge Eragon mentre i suoi compagni non leggono neanche Geronimo Stilton.
Nove in storia e otto in geografia (addirittura peggiorato rispetto al primo quadrimestre)... mai firmato nessun voto in queste materie, di solito la maestra dice "non è che non è bravo, è che abbiamo fatto pochi argomenti di questa materia".
Nove in matematica e nove in scienze (come regalo di compleanno ha voluto una pianta carnivora, gli esperimenti ce li facciamo a casa).
Nove in tecnologia (mistero cosa faccia di tecnologia in seconda elementare)
Nove in musica, otto in arte e immagine e otto in corpo e movimento. Apro una parentesi su corpo e movimento, dovrebbero fare ginnastica (non è che dando i nomi fighi alle cose la sostanza cambi) al venerdì da mezzogiorno alle dodici e mezza ma saranno andati in palestra o fuori quattro volte in tutto l'anno perché sempre in castigo... bella scusa per fare una cosa che non ti piace, maestra!
Continuiamo con le voci, Livello di acquisizione conoscenze e abilità, ottimo; Progressi registrati, rilevanti; Autonomia, notevole; Interesse, costante; Impegno, costante.
Un applauso al maestro di inglese con dieci (finalmente) e alla maestra di religione con ottimo.


Nonostante le battutine caustiche, ormai sono inacidita, non voglio dire che la maestra di mio figlio non è una brava maestra, solo che vorrei che ci fosse una differenziazione nella valutazione, mentre la scuola appiattisce. Nessuno fa riflessioni su questo, basta non bocciare nessuno e tutti sono contenti. Io vorrei invece che venisse riconosciuto il merito - e ritorna quella parolina, il merito. Perché bisogna trovare tutte le giustificazioni per chi non rende, che non è colpa sua, che ha problemi, e dall'altra parte i cosiddetti bravi non li "guarda" nessuno?


Altra piccola considerazione: se esistono i voti dall'uno al dieci, e usiamoli questi voti.... perché usare solo dall'otto al nove? Sono pronta a scommettere che nessuno ha preso voti inferiori al sette, tutti promossi e tutti bravi, con grande disappunto di Calvin che qualche incongruenza la vede. Perché è piccolo, mica scemo, giusto?

mercoledì 16 febbraio 2011

Pagelle/School Reports


Ieri era il giorno della consegna delle pagelle... e siccomeche io sono un coordinatore... mi è toccato.
Allora, la prima mamma è una che suo figlio in seconda media non sa neanche scrivere, se prendete il suo diario coi compiti vedete scritto:
ITAGLIANO: es. 12 pag. 97 (per dire)
e io mi sono stufata di ripetere sempre le stesse cose che tanto lei non ammette (lui va male solo in inglese e francese, e cosa ci può fare, non è portato, e poi forse è colpa della prof... profs - sono due, ma di più inglese che ha 4), quindi non le ho detto NIENTE, è andata liscia, non le ho neanche aperto la pagella, le ho detto di riportarla in un paio di giorni.
E qui ci sarebbe da aprire una parentesi semipolemica con i colleghi di italiano, storia e geografia che danno sei a gente che non sa scrivere, legge sillabando, etc.
Ma non lo voglio fare perchè comunque i colleghi di italiano sono da me stimatissimi e poi hanno (in questo caso) più esperienza di me e quindi sono sicuramente io che sbaglio e/o che non capisco qualcosa.
Poi arriva la mamma di una ragazzina che l'anno scorso andava bene, molto bene direi, in tutte le materie, e che adesso tutto il corpo insegnante si chiede cosa le sia preso perchè le sue "prestazioni scolastiche" vanno a picco.
Poi parlando con la mamma si scoprono alcune cose: una è che lei proprio non capisce, perchè sua figlia passa tutti i pomeriggi a studiare, e quando finisce di studiare legge, perchè le piace molto leggere... e la seconda... beh, la seconda è bellissima... "comunque i compiti di ingelese li fa con il traduttore di google"... DOH! (espressione molto in voga tra i ragazzi, i miei figli ne fanno largo uso, che esprime esclamazione di disappunto repressa, insomma come dire "Oh, cavolo")
Stavolta DOH! lo dico io.... ma come cavolo si fa a dire con sguardo candido che non si capisce come mai... e poi dire che i compiti li fa solo con google perchè sennò non capisce niente!!?!!
Da notare che noi facciamo presente a tutti i consigli che in questa classe si fa fatica ad andare avanti perchè i ragazzi non rispondono alle sollecitazioni, non trattengono le informazioni, quindi quello che hai fatto la settimana prima non lo sanno più, etc. etc.
Certo, che bisogno c'è di memorizzare e imparare i vocaboli in inglese o francese se tanto c'è sempre fratello google?... e non il dizionario, bada bene, perchè non sono capaci di trovare le parole sul dizionario.
Sai la difficoltà di comprendere se stai cercando un verbo o un nome, la difficoltà di cercare le parole in forma base, non al plurale, i verbi in forma base, non al passato o al gerundio, per esempio.

Sono un marziano io o lo sono loro? Perchè sicuramente non siamo dello stesso pianeta.

Yesterday it was report day... and being the tutor of a class... I had to give the reports to the parents.
So, first came in a mother whose son is barely able to write, and you can see it easily just looking at his diary:
INGLISCH: ex. 10 pag. 56 (for example)
but I am tired of telling her the same things over and over again, she will never admit it (he is not good at English and French, and what can she do? He's not keen on languages, and after all maybe it's the teacher's fault... teachers - there's two of them, but the English teacher is a tad worse, he's got 4), that's why I decided to tell her NOTHING, smooth, I didn't even comment on the marks on the report, I just told her to bring it back in a couple of days.
And here a semi dispute would arouse with the Italian Literature, History and Geography teacher... they always give pass grades to pupils who can barely read and write, let alone study and repeat History and Geography or write a composition.
But I'm not going to do that because I have very good colleagues and more experienced than I am, so I'm wrong for sure... I'm missing something.
Then comes the turn of another mother, her daughter last year was very good, one of the best indeed, in all subjects, and now all the teachers are wondering what could possibly be wrong with this girl, her marks are sinking and apparently there's nothing wrong.
Talking to her mother a couple of interesting matters come out, she doesn't understands, she sees that her daughter could do much better than that but she cannot guess why her marks are not good anymore, the girl spends her afternoons doing homework and then she reads book, she loves reading books, and that's all she does... and the second thing... this is a scream... "anyway, she does her English homework with Google Translator...DOH!
I'm the one who says,thinks really, DOH! this time... how can you stay there in front of a teacher with your wide, honest eyes and actually say that you really don't know and then say that your daughter cannot do her English homework without the translator?
Notice that we, the teachers, always remark how difficult it is to teach this class, because they simply won't learn, they never know what they've done the week before, and so on. 
Well, that explains a lot of things, why would you feel the need to learn new word in English and French when you've got the damn translator avalaible all the time... and I'm not saying the dictionary, no, with that you'd have to know if you are looking for a verb or a noun, you would have to know if the noun is plural you have to look for the singular, you would have to know if you have a past tense you would have to look for a base form... simply too difficult.

Am I coming from Mars , or are they? Because we are not from the same planet for sure.