Questo film semisconosciuto che è stato fatto con il budget di 30 secondi di Guerre Stellari, ha per protagonista un ragazzo di 14 anni.
Nonostante sia circondato da persone deluse, disilluse e probabilmente anche depresse, lui è uno che non si rassegna.
I genitori non comunicano più; la sorella maggiore con due lauree non riesce a trovare un lavoro soddisfacente; Jessica - la compagna di classe già bocciata di cui lui è innamorato - dice che fa tutto schifo; e la professoressa di italiano è completamente disillusa e non trova più senso nella sua vita e nel suo lavoro.
E Giovanni? Continua caparbiamente a vivere andando contro. Anche contro ad ogni evidenza. Non importa quante volte ci sbatta il naso, lui vive "alla brasiliana", indossando sempre la maglia e i pantaloncini del Brasile e continuando a tirare in porta anche se è un portiere e anche se sbaglia sempre. Da qui il soprannome Banana.
Tra gag e battute brillanti e situazioni tragicomiche, il film si "beve" tutto d' un fiato.
Si tratta di un lungometraggio di esordio di un regista italiano quarantenne, Andrea Jublin, ed è uscito nel 2015.
Buona visione!
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lunedì 18 gennaio 2016
lunedì 11 gennaio 2016
lunedì film: Adaline - l'eterna giovinezza
Questo film, che ho visto recentemente sempre al cineforum, è apparentemente leggero, ma in realtà tocca un argomento che si presta ad approfondimenti e riflessioni.
Una giovane vedova e madre di una figlia, ha un incidente d'auto, viene colpita da un fulmine e da quel momento non invecchierà più. Potrebbe sembrare un immenso colpo di fortuna, e un sogno per ogni donna. Ma anche questo evento positivo, alla lunga, porta dei problemi e delle complicazioni.
Intanto Adaline deve tenere nascosto questo suo "superpotere" perché altrimenti le autorità, e il mondo scientifico ne farebbero una cavia da laboratorio e lei non potrebbe più vivere.
L'unica a sapere è sua figlia, che alla fine del film sarà un'anziana signora, mentre la madre avrà sempre l'aspetto di una trentenne.
Altro problema sono le amicizie e le storie d'amore, una cosa che Adaline non può permettersi.
Ogni 10 anni, Adaline cambia identità, residenza, lavoro. Ricomincia da capo.
Ci sarà una svolta? Ovviamente sì.
La svolta sarà la volontà a non voler rinunciare per l'ennesima volta ad un amore, ma non ad uno qualunque. Adaline avrà uno shock, e prenderà la decisione di smettere di scappare e di nascondersi.
Per chi non l'avesse visto e fosse interessato è in programmazione questo mese sul "cielo" italiano. Buona visione!
;-)
Una giovane vedova e madre di una figlia, ha un incidente d'auto, viene colpita da un fulmine e da quel momento non invecchierà più. Potrebbe sembrare un immenso colpo di fortuna, e un sogno per ogni donna. Ma anche questo evento positivo, alla lunga, porta dei problemi e delle complicazioni.
Intanto Adaline deve tenere nascosto questo suo "superpotere" perché altrimenti le autorità, e il mondo scientifico ne farebbero una cavia da laboratorio e lei non potrebbe più vivere.
L'unica a sapere è sua figlia, che alla fine del film sarà un'anziana signora, mentre la madre avrà sempre l'aspetto di una trentenne.
Altro problema sono le amicizie e le storie d'amore, una cosa che Adaline non può permettersi.
Ogni 10 anni, Adaline cambia identità, residenza, lavoro. Ricomincia da capo.
Ci sarà una svolta? Ovviamente sì.
La svolta sarà la volontà a non voler rinunciare per l'ennesima volta ad un amore, ma non ad uno qualunque. Adaline avrà uno shock, e prenderà la decisione di smettere di scappare e di nascondersi.
Per chi non l'avesse visto e fosse interessato è in programmazione questo mese sul "cielo" italiano. Buona visione!
;-)
lunedì 23 novembre 2015
Lunedì film: Anime Nere
Partecipo per la prima volta al lunedì film, e lo faccio con questo Anime Nere.
Non è un genere che io avrei mai scelto di vedere volontariamente, e se fossi stata a casa col telecomando in mano avrei cambiato canale...ma mi è capitato di vederlo ad un cineforum, dove non potevo cambiare e non ho ritenuto opportuno uscire, quindi me lo sono visto tutto fino alla fine.
Non è proprio una presentazione accattivante la mia, ne sono consapevole, ma ho deciso comunque di parlarne perché mi ha fatto riflettere.
L'argomento è la ndrangheta, e i protagonisti sono una famiglia composta da tre fratelli: il maggiore, Luciano, che vive in Calabria, Rocco vive a Milano e rappresenta il "braccio pulito" della famiglia, Luigi si occupa di spaccio a livello internazionale. Auto di lusso, bella vita e una totale mancanza di regole.
Il figlio del fratello maggiore, Leo, prende come modello ed esempio lo zio Luigi, fare il pastore è troppo faticoso, ed inizierà con un dispetto al clan rivale una spirale di violenza che farà finire il tutto molto male.
I personaggi parlano in calabrese e tutto il film è sottotitolato (per fortuna).
Non si riesce, o meglio, io non sono riuscita ad identificarmi con nessuno dei protagonisti, e questo perché la mentalità che sta dietro a queste azioni mi è completamente estranea e sconosciuta.
L'unico personaggio col quale è possibile identificarsi è la moglie di Rocco, una milanese, che anche lei non capisce. Tuttavia sa benissimo chi è suo marito e che la sua casa di lusso è frutto di denaro sporco.
Le altre donne di famiglia non tollerano la moglie di Rocco, ma il loro ruolo è totalmente ininfluente.
Anche la legge, o lo stato, è totalmente assente, si vedono dei carabinieri ma hanno un ruolo marginale, sono addirittura sfuocati. Non è certo a loro che si rivolgono i normali cittadini se hanno bisogno di aiuto, ma vanno invece da chi ritengono che possa garantire loro più protezione.
Forse in questo film manca un elemento essenziale, manca la controparte, non c'è una contrapposizione bene-male e quindi non si può tifare...manca la speranza. Che sia stato proprio questo l'intento dell'autore?
Non è un genere che io avrei mai scelto di vedere volontariamente, e se fossi stata a casa col telecomando in mano avrei cambiato canale...ma mi è capitato di vederlo ad un cineforum, dove non potevo cambiare e non ho ritenuto opportuno uscire, quindi me lo sono visto tutto fino alla fine.
Non è proprio una presentazione accattivante la mia, ne sono consapevole, ma ho deciso comunque di parlarne perché mi ha fatto riflettere.
L'argomento è la ndrangheta, e i protagonisti sono una famiglia composta da tre fratelli: il maggiore, Luciano, che vive in Calabria, Rocco vive a Milano e rappresenta il "braccio pulito" della famiglia, Luigi si occupa di spaccio a livello internazionale. Auto di lusso, bella vita e una totale mancanza di regole.
Il figlio del fratello maggiore, Leo, prende come modello ed esempio lo zio Luigi, fare il pastore è troppo faticoso, ed inizierà con un dispetto al clan rivale una spirale di violenza che farà finire il tutto molto male.
I personaggi parlano in calabrese e tutto il film è sottotitolato (per fortuna).
Non si riesce, o meglio, io non sono riuscita ad identificarmi con nessuno dei protagonisti, e questo perché la mentalità che sta dietro a queste azioni mi è completamente estranea e sconosciuta.
L'unico personaggio col quale è possibile identificarsi è la moglie di Rocco, una milanese, che anche lei non capisce. Tuttavia sa benissimo chi è suo marito e che la sua casa di lusso è frutto di denaro sporco.
Le altre donne di famiglia non tollerano la moglie di Rocco, ma il loro ruolo è totalmente ininfluente.
Anche la legge, o lo stato, è totalmente assente, si vedono dei carabinieri ma hanno un ruolo marginale, sono addirittura sfuocati. Non è certo a loro che si rivolgono i normali cittadini se hanno bisogno di aiuto, ma vanno invece da chi ritengono che possa garantire loro più protezione.
Forse in questo film manca un elemento essenziale, manca la controparte, non c'è una contrapposizione bene-male e quindi non si può tifare...manca la speranza. Che sia stato proprio questo l'intento dell'autore?
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