venerdì 25 gennaio 2013

Si poteva fare di meglio

La prima recensione del 2013 per il Venerdì del Libro è uno S-consiglio. Lo so, sono cattivella, potevo anche iniziare l'anno in modo diverso, ma è da un po' che medito questa recensione, precisamente da novembre scorso, quando ho avuto l'occasione di incontrare l'autore ad una presentazione del libro in questione.

Intanto devo subito fare outing, dichiarando che ho trovato l'autore decisamente antipatico, spocchioso, pieno di sè e... insomma il tipico milanese "baùscia"

La prima cosa che si è preoccupato di dire è che il suo libro non è e non vuole essere un giallo, genere che lui aborre, e che, anzi, non considera neanche un genere letterario. Il suo è un romanzo storico, anche se la storia non viene minimamente scomodata... strane idee! Che parlare di un fatto realmente accaduto basti a farne un romanzo storico? Consiglio all'autore di leggersi qualche romanzo storico.

Consiglio inoltre all'autore di leggersi anche qualche giallo, così saprebbe che non è per niente strano che un serial killer abbia delle caratteristiche che sembrano a lui così strane...
Quello che di lui più stupisce è la figura enigmatica e un po' impenetrabile, di un uomo sostanzialmente solitario. Un uomo che appare come totalmente sprofondato dentro se stesso, quasi incapace di autentiche relazioni con il mondo esterno

La narrazione salta dal processo, ai delitti ai giorni nostri, dove l'autore racconta ad esempio di essersi recato nel paese d'origine dell'assassino e di aver visto il suo cognome su un citofono, ma di non aver avuto il coraggio di suonare (!), poi questi riferimenti al Lombroso che, vi assicuro, non ho capito dove volessero andare a parare. Infine la chicca, l'autore va nel palazzo a Milano, dove l'assassino faceva il custode, e l'attuale portinaia li porta a visitare le cantine e... coup de théatre, va via la luce!

E poi, una serie di luoghi comuni sui giovani, sulla deriva della società moderna, sui social network e sulle mezze stagioni che non ci sono più, per poi alla fine parlare di un serial killer vissuto nel 1800... ma come, senza facebook, senza il computer e senza tutte queste brutture c'erano i serial killer?!?
Da notare, poi, che l'assassino in questione uccideva esclusivamente per soldi, altro che società dai valori sani!



3 commenti:

  1. Effettivamente, messa così, la voglia di leggerlo resta poca...!

    RispondiElimina
  2. Sconsiglio perfettamente riuscito: già a metà recensione pensavo "Piuttosto che leggerlo mi castro"!

    RispondiElimina
  3. ci hai convinto a non leggerlo!

    RispondiElimina