giovedì 3 marzo 2016

La prof è in prova

I miei SecondoSera sono un gruppo classe eterogeneo.
Va bene, sai che novità. In tutte le classi c'è il gruppetto che va, quello che non va, quello che ci prova...ma qui non ci sono i gruppi o le fasce di livello, oh no tesssoro, qui ogni alunno è un caso.
Sono dei gran simpaticoni, ma non c'è verso di fargli rispettare le regole, di farli studiare o di farli lavorare in alcun modo.
Definirei le mie lezioni come un incontro di wrestling, che mi lasciano esausta e lievemente insoddisfatta.
Chattare su whatsapp durante la lezione? Ricevere telefonate? Giocare? Ascoltare musica? Normale. Semmai sono io quella strana.
Discutere animatamente con un compagno di questioni scientifico-economiche-filosofiche, insomma, tutto tranne che inglese perché "tanto io lo so già"? Normale.
Poi c'è questa radicata convinzione per cui essendo maggiorenni nessuno gli può dire quello che devono o non devono fare.
Sono stata a lungo indecisa - e anche piuttosto nervosa - sul dirgli qualcosa riguardo la lezione di mercoledì della settimana scorsa. Perché si dà il caso che Tutor sarebbe venuta ad assistere alla mia lezione.
I dubbi e le incertezze si sono trascinati fino a lunedì, quando non ho potuto fare a meno di avvisarli che la volta successiva ci sarebbe stata un'altra persona con me in classe.
- Allora viene una nuova prof giovane?
- No, raga, sono io ad essere valutata...
- Cooome? Ma com'è possibile!
- Eh, sì. Hanno finalmente deciso, dopo soli 15 anni, che avevo diritto ad un posto nella scuola...quindi alla mia tenera età, sono in prova.
Hanno espresso la loro meraviglia-sconcerto-terrore e tremore, e poi la lezione è continuata sui soliti binari sgangherati.
Probabilmente Kenny ritorna su whatsapp, Subcomandante torna ad illustrare le sue teorie mondiali a Indio, Jim torna a dormire, le groupies tornano ai loro trucchi e gossip, e lo zoccolo duro mi ascolta interrompendomi ogni due secondi per fare domande e darsi delle risposte.
La sera prima whatsappo con Tutor e l'avviso: Prepàrati! Sarà un bel match!
Lei, carinamente, mi risponde : Vorrei che vedessi i miei...
Dopotutto lei lavora qui da 20 anni!
Parzialmente rassegnata, mi presento mercoledì sera alla macchinetta del caffè con Tutor, perché se non li raccatto lì tutti assieme poi non li becco più.
Arriva Leader di zoccoloduro e mi dice: Prof, ma si può andare giù a fumare o non si può?
La domanda è strana, molto strana, perché quella della pausa-siga è una delle questioni più spinose e contrastive, e si trascina da sempre.
Io non posso fare a meno di ribadire che LaNuova l'ha espressamente proibito, e io non posso dire il contrario.
"Ah, no! Se ci deve andare di mezzo lei, non se ne parla neanche. Via! Tutti in classse!"
E si avviano volontariamente e allegramente. Per una frazione di secondo percepisco l'espressione incredula e basita di Tutor, io mi tiro su la mascella che mi era cascata dalla sorpresa, e vado.

Abbiamo appena affrontato il presente semplice, quindi vado a pescare una canzone che secondo me cade a pennello, e che presenta interessanti spunti di riflessione a livello culturale (la famosa civiltà), ci sono modi di dire, espressioni idiomatiche e si presta alla discussione.
Si comincia con una prova d'ascolto dove bisogna inserire delle parole mancanti. La partecipazione è buona, più del solito, intervengono persino le groupies e il bell'addormentato Jim.
Poi si passa all'individuazione delle azioni che secondo l'autore sono tipicamente inglesi contrapposte a quelle americane, all'analisi delle caratteristiche associate agli inglesi.
Infine la discussione sui modi di dire: condividi l'espressione Be yourself no matter what they say? oppure sei più in linea con When in Rome, do as Romans do?
La classe si divide, nasce il dibattito e alla fine qualcuno si ricrede e cambia "schieramento".
L'ora di lezione volge rapidamente al termine, ci troviamo alle 19,30 ancora nel pieno della discussione.
E mentre io e Tutor ci avviamo in PrimoSera per un altro giro altra corsa, mi dice: "Ma che bella classe vivace! Peccato che non tutti partecipino". In effetti le groupies, Kenny, Vladimir hanno poco da dire, ma quantomeno hanno ascoltato.
Ed è così che, passata anche questa, rientro in classe venerdì sera.
- Allora, prof, come siamo andati? Mi dice Serendib (anche lui parte di zoccoloduro) con sguardo sornione.
- Mah, veramente - dico io - volevo dirvi che siete stati "completamente perfetti" e volevo anche dirvi grazie.
Così scopro la mobilitazione generale e il servizio d'ordine auto organizzato che ha reso possibile questa specie di miracolo.
- Perché lei, prof, se lo merita...
E io mi commuovo, e sono felice!

sabato 27 febbraio 2016

Joey is in town

All'alba di 15 anni fa ottenevo la mia prima supplenza annuale in una scuola particolare...a school with a difference :-)
Si tratta infatti di una scuola media per adulti, un centro EDA (che da allora ha cambiato varie volte denominazione). Una cattedra che definire poco ambita rende parzialmente l'idea. D'altra parte se fosse stata ambita io - neoabilitata - non ci sarei mai arrivata.
La dote più importante per lavorare in questo tipo di scuola è la flessibilità (soprattutto mentale), caratteristica assai rara da trovare nell'ambiente degli insegnanti - come nell'ambiente degli impiegati pubblici in generale - ...non me ne vogliano gli uni e gli altri.
Devo dire che io, forse per la mia giovane età, inesperienza e mancanza di aspettative, mi ci trovai piuttosto bene.
Accettai di fare i corsi di inglese serali, i corsi di spagnolo serali e, tanto per gradire, un po' di alfabetizzazione nelle ore rimanenti. E fu così che incontrai Joe.
Un bel giorno il Dirigente arrivò e mi disse:"Ho bisogno di lei per quattro madrelingua inglesi ai quali tengo in modo particolare, che hanno bisogno di un corso di italiano".
Musica per le mie orecchie.
I quattro in questione erano nientemeno che dei giocatori di pallacanestro in carrozzina ingaggiati per la stagione dalla squadra locale: tre australiani e un inglese. Joe era l'inglese.
Non so per quale ragione, ma ci siamo trovati subito simpatici e siamo riusciti a costruire un'amicizia sui generis - perché non si può certo dire che ci frequentassimo.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Finita la stagione sportiva i ragazzi sono tornati a casa, nel corso degli anni sono anche tornati ma in altre parti di Italia, si sono sposati con ragazze italiane e hanno continuato a giocare, allenare e vincere premi.
Mentre i contatti con i tre australiani sono andati persi, una visita a Londra qua, una mail con cadenza annuale là (peraltro non sempre con risposta) ci ha portato il weekend scorso ad incontrarci ancora - dopo sei anni - e a conversare di cose vecchie e nuove, soprattutto nuove.
E' bastato un whatsapp - Joe non usa facebook:
Are you there?
I'm coming to Italy
E quindi, come dicevo, six years later, ci siamo trovati a pranzare assieme. Joe è diventato un househusband ed io sono tornata all'educazione per adulti.
Appuntamento "a tra n anni", luogo sconosciuto tra Italia ed Inghilterra...see you, Joe!

lunedì 18 gennaio 2016

Lunedì film: Banana

Questo film semisconosciuto che è stato fatto con il budget di 30 secondi di Guerre Stellari, ha per protagonista un ragazzo di 14 anni.
Nonostante sia circondato da persone deluse, disilluse e probabilmente anche depresse, lui è uno che non si rassegna.
I genitori non comunicano più; la sorella maggiore con due lauree non riesce a trovare un lavoro soddisfacente; Jessica - la compagna di classe già bocciata di cui lui è innamorato - dice che fa tutto schifo; e la professoressa di italiano è completamente disillusa e non trova più senso nella sua vita e nel suo lavoro.
E Giovanni? Continua caparbiamente a vivere andando contro. Anche contro ad ogni evidenza. Non importa quante volte ci sbatta il naso, lui vive "alla brasiliana", indossando sempre la maglia e i pantaloncini del Brasile e continuando a tirare in porta anche se è un portiere e anche se sbaglia sempre. Da qui il soprannome Banana.
Tra gag e battute brillanti e situazioni tragicomiche, il film si "beve" tutto d' un fiato.
Si tratta di un lungometraggio di esordio di un regista italiano quarantenne, Andrea Jublin, ed è uscito nel 2015.
Buona visione!

lunedì 11 gennaio 2016

Il mondo oggi ha perso qualcosa di grande

Un eroe, un marziano, un extraterrestre, un ribelle...e molto di più


lunedì film: Adaline - l'eterna giovinezza

Questo film, che ho visto recentemente sempre al cineforum, è apparentemente leggero, ma in realtà tocca un argomento che si presta ad approfondimenti e riflessioni.

Una giovane vedova e madre di una figlia, ha un incidente d'auto, viene colpita da un fulmine e da quel momento non invecchierà più. Potrebbe sembrare un immenso colpo di fortuna, e un sogno per ogni donna. Ma anche questo evento positivo, alla lunga, porta dei problemi e delle complicazioni.

Intanto Adaline deve tenere nascosto questo suo "superpotere" perché altrimenti le autorità, e il mondo scientifico ne farebbero una cavia da laboratorio e lei non potrebbe più vivere.
L'unica a sapere è sua figlia, che alla fine del film sarà un'anziana signora, mentre la madre avrà sempre l'aspetto di una trentenne.
Altro problema sono le amicizie e le storie d'amore, una cosa che Adaline non può permettersi.
Ogni 10 anni, Adaline cambia identità, residenza, lavoro. Ricomincia da capo.

Ci sarà una svolta? Ovviamente sì.
La svolta sarà la volontà a non voler rinunciare per l'ennesima volta ad un amore, ma non ad uno qualunque. Adaline avrà uno shock, e prenderà la decisione di smettere di scappare e di nascondersi.

Per chi non l'avesse visto e fosse interessato è in programmazione questo mese sul "cielo" italiano. Buona visione! 
;-)

sabato 28 novembre 2015

Il Verbale

Dopo il consiglio, si sa, c'è sempre un verbale.
LaNuova mi ha affidato il coordinamento di SecondaInside.
Secondo me Principessa-Limone non è contenta. No, sarà un'impressione, ma per tutto il consiglio ha continuato a dire cose tipo
Chi farà il verbale dovrà mettere in evidenza questo-e-quello
La collega che ha ricevuto l'incarico dovrà dire quello-e-questo 
Questo senza mai usare il mio nome e senza mai rivolgersi a me direttamente.
Chi-farà-il-verbale l'ha lasciata parlare senza fare un plissé.
Poi è arrivata la mail.
Principessa-Limone è una mailomane: subissa tutto il mondo di e-mail con ordini istruzioni dettagliate su ogni cosa, che a quanto pare vengono regolarmente derubricate a JUNK.
In questa mail scriveva (tra le altre cose)
Ricordo ad Aliceland che va aggiunto nell'ultima colonna il motivo della rinuncia degli studenti affinché la preside abbia chiara la situazione
Persino nella mail indirizzata a me usa la terza persona...

Io insegno da quindici anni (esattamente come lei) e faccio la coordinatrice da sempre. Non mi è mai capitato che un collega si permettesse di dire come fare il verbale a chiunque. Di contro, nessuno si è mai permesso di dire a un collega cosa mettere in evidenza o come doveva impostare il verbale a priori.
Semplicemente si parla e tendenzialmente si fa affidamento sul fatto che il segretario riporterà quello che è stato detto di rilevante durante la riunione. E in genere si è grati di non essere coloro che hanno questo barboso compito.
Al limite, alla riunione successiva, se manca qualcosa si chiede di inserirla, perché qualcosa può sempre sfuggire, anche se di sicuro non si pensa che il segretario l'abbia fatto per fare un dispetto a qualcuno, no?

Ma questo non basta: addirittura fornire un modello da compilare e imporre di usare le parole che ha usato lei nel suo verbale...seriously?

Si dà il caso che LaNuova abbia fornito un modello di verbale (dove non c'era certamente la compilazione guidata dei punti dell'o.d.g.), e si dà il caso che LaNuova sia la Preside.
E allora?
Allora ho usato il modello de LaNuova infischiandomene allegramente delle tabelle excel e modelli predisposti da Principessa-Limone.
Spedisco il tutto a LaNuova con copia conoscenza ai colleghi e tempo 24 ore ricevo un'altra mail della mailomane
Cara Aliceland, mancano diverse informazioni al verbale che hai preparato, alcune essenziali. Come ti avevo già scritto la parte relativa a ... andava formulata secondo il modello del verbale che ti avevo mandato la settimana scorsa
Già alla prima parola mi è andata di traverso l'olivetta del martini.
Cara?
Facciamo dell'ironia?
Il "come ti avevo già scritto", la variante di come ti ho già detto tante volte.
"Andava formulata secondo il modello che ti avevo mandato", rivela l'ego smisurato di questa malata di mente.

one week later

LaNuova mi dice "ho visto il carteggio sul verbale"... perché tutto ciò è stato inoltrato a tutti (non so se consapevolmente da parte di Principessa-Limone perché è alquanto sfigata con le cosiddette nuove tecnologie) ... LaNuova molto diplomaticamente mi dà un suggerimento, io faccio la modifica - che non è affatto quello che chiede Principessa-Limone - e rimando il tutto corretto solo a LaNuova... e che cazz!!!!

lunedì 23 novembre 2015

Lunedì film: Anime Nere

Partecipo per la prima volta al lunedì film, e lo faccio con questo Anime Nere.
Non è un genere che io avrei mai scelto di vedere volontariamente, e se fossi stata a casa col telecomando in mano avrei cambiato canale...ma mi è capitato di vederlo ad un cineforum, dove non potevo cambiare e non ho ritenuto opportuno uscire, quindi me lo sono visto tutto fino alla fine.
Non è proprio una presentazione accattivante la mia, ne sono consapevole, ma ho deciso comunque di parlarne perché mi ha fatto riflettere.
L'argomento è la ndrangheta, e i protagonisti sono una famiglia composta da tre fratelli: il maggiore, Luciano, che vive in Calabria, Rocco vive a Milano e rappresenta il "braccio pulito" della famiglia, Luigi si occupa di spaccio a livello internazionale. Auto di lusso, bella vita e una totale mancanza di regole.
Il figlio del fratello maggiore, Leo, prende come modello ed esempio lo zio Luigi, fare il pastore è troppo faticoso, ed inizierà con un dispetto al clan rivale una spirale di violenza che farà finire il tutto molto male.
I personaggi parlano in calabrese e tutto il film è sottotitolato (per fortuna).
Non si riesce, o meglio, io non sono riuscita ad identificarmi con nessuno dei protagonisti, e questo perché la mentalità che sta dietro a queste azioni mi è completamente estranea e sconosciuta.
L'unico personaggio col quale è possibile identificarsi è la moglie di Rocco, una milanese, che anche lei non capisce. Tuttavia sa benissimo chi è suo marito e che la sua casa di lusso è frutto di denaro sporco.
Le altre donne di famiglia non tollerano la moglie di Rocco, ma il loro ruolo è totalmente ininfluente.
Anche la legge, o lo stato, è totalmente assente, si vedono dei carabinieri ma hanno un ruolo marginale, sono addirittura sfuocati. Non è certo a loro che si rivolgono i normali cittadini se hanno bisogno di aiuto, ma vanno invece da chi ritengono che possa garantire loro più protezione.
Forse in questo film manca un elemento essenziale, manca la controparte, non c'è una contrapposizione bene-male e quindi non si può tifare...manca la speranza. Che sia stato proprio questo l'intento dell'autore?