I tanti e particolari nomi di solito scoraggiano la lettura del Silmarillion, cerchiamo di fare un po' di chiarezza cominciando con i Valar, i loro nomi (a volte doppi) e la loro "specialità".
I Valar sono 7, e più precisamente:
Manwe (Súlimo), il vento, l'aria
Ulmo, le acque
Aulë, il fabbro, le sostanze
Oromë (Aldaron, Tauron), signore delle foreste, cacciatore di mostri e amante di tutti gli alberi
Mandos, custode della casa dei morti
Lórien, signore delle visioni e dei sogni
Tulkas (Astaldo), il valoroso.
Melkor non è più annoverato tra i Valar, e il suo nome non viene pronunciato sulla Terra.
Poi ci sono le Regine dei Valar, le Valier:
Varda (Elbereth), la luce, signora delle stelle e sposa di Manwë
Yavanna, dispensatrice di frutti, sposa di Aulë
Nienna, il dolore
Vaire, la tessitrice, sposa di Mandos
Nessa, sposa di Tulkas, trae diletto dalla danza
Vana, la sempregiovane, sposa di Orome
Este, la gentile, che medica ferite e stanchezza, sposa di Lòrien
Tra i Valar ci sono mariti e mogli e fratelli e sorelle, ma non ci sono genitori e figli. I fratelli sono Manwe e Melkor, Mandos, Lòrien e Nienna, Nessa e Orome, Vàna e Yavanna.
I Maiar sono degli altri spiriti di grado minore, quindi loro servi e ausiliari, non se ne conosce il numero, e i principali sono:
Ilmare, l'ancella di Varda
Eonwe, l'alfiere e araldo di Manwe
Osse, vassallo di Ulmo
Uinen, signora dei mari
Melian, serve sia Vana che Este
Olòrin, saggio sovra tutti i Maiar
Infine ci sono i Nemici, il primo e principale è ovviamente
Melkor (Morgoth), lo Scuro Nemico del Mondo, un Valar caduto
I Valaraukar (Balrog), demoni di terrore, dei Maiar caduti
Gorthaur il Crudele (Sauron), un Maiar caduto
sabato 25 gennaio 2014
venerdì 24 gennaio 2014
Ainulindale - La Musica degli Ainur
L' Ainulìndale (con l'accento sulla i), è il racconto del principio.
Ancora prima della creazione del mondo, della Terra (chiamata Arda), c'era Ilùvatar - detto anche Eru - e c'erano gli Ainur, degli spiriti potentissimi.
Sotto la direzione di Ilùvatar, come un Maestro d'orchestra, gli Ainur compongono la loro canzone.
Nel primo tema gli Ainur non si sovrapponevano, ognuno cantava una parte; ma nel secondo tema Ilùvatar chiede che essi cantino in armonia:
Assieme a tutte queste belle cose, però, arriva una voce discordante, la voce di Melkor, tra gli Ainur molto potente e dotato di immensi doni, che pensa di innalzarsi ulteriormente, cantando in questo modo la potenza di Ilùvatar stesso. Crea però il caos, l'armonia è rotta e la musica si ferma.
Ilùvatar sorride, perché sa che Melkor si ribellerà, perché lui sa e vede tutto.
Tutti gli Ainur sono liberi di esprimersi attraverso la loro musica, di contribuire o meno alla musica (libero arbitrio?), ma Ilùvatar ha il controllo (predestinazione?). A quanto pare la diatriba è tale solo se si intendono le due cose come una l'opposto dell'altro, come noi tendiamo a fare. Noi pensiamo così perché vediamo tutto in relazione al tempo, in maniera cronologica, quindi pensiamo che Dio (Ilùvatar) veda il futuro e sappia e preveda quello che succederà. Ma Ilùvatar/Dio è al di fuori del tempo. Non c'è previsione, c'è visione, comprensione di tutto e conoscenza.
Ha inizio il tempo, e i Valar (che sono sempre degli Ainur) hanno il compito di fare il mondo per preparare la dimora dei figli di Ilùvatar: gli Elfi e gli Uomini. I Valar sono sette, tra di essi Manwe (vento), Aule (sostanze) e Ulmo (acque) fanno la maggior parte dell'opera.
Comincia la discordia tra i Valar e Melkor, e tutto quello che i primi creano, Melkor lo distrugge.
Ancora prima della creazione del mondo, della Terra (chiamata Arda), c'era Ilùvatar - detto anche Eru - e c'erano gli Ainur, degli spiriti potentissimi.
Sotto la direzione di Ilùvatar, come un Maestro d'orchestra, gli Ainur compongono la loro canzone.
Nel primo tema gli Ainur non si sovrapponevano, ognuno cantava una parte; ma nel secondo tema Ilùvatar chiede che essi cantino in armonia:
Allora la voce degli Ainur...prese a plasmare il tema di Ilùvatar in una grande musica; e si levò un suono di melodie infinitamente avvicendantisi, conteste in armonia, che trascendevano l'udibile in profondità e altezza, e i luoghi della dimora di Ilùvatar ne erano riempiti a traboccarne, e la musica e l'eco della musica si spandevano nel Vuoto, ed esso non era vacuo
Assieme a tutte queste belle cose, però, arriva una voce discordante, la voce di Melkor, tra gli Ainur molto potente e dotato di immensi doni, che pensa di innalzarsi ulteriormente, cantando in questo modo la potenza di Ilùvatar stesso. Crea però il caos, l'armonia è rotta e la musica si ferma.
Ilùvatar sorride, perché sa che Melkor si ribellerà, perché lui sa e vede tutto.
Tutti gli Ainur sono liberi di esprimersi attraverso la loro musica, di contribuire o meno alla musica (libero arbitrio?), ma Ilùvatar ha il controllo (predestinazione?). A quanto pare la diatriba è tale solo se si intendono le due cose come una l'opposto dell'altro, come noi tendiamo a fare. Noi pensiamo così perché vediamo tutto in relazione al tempo, in maniera cronologica, quindi pensiamo che Dio (Ilùvatar) veda il futuro e sappia e preveda quello che succederà. Ma Ilùvatar/Dio è al di fuori del tempo. Non c'è previsione, c'è visione, comprensione di tutto e conoscenza.
Ha inizio il tempo, e i Valar (che sono sempre degli Ainur) hanno il compito di fare il mondo per preparare la dimora dei figli di Ilùvatar: gli Elfi e gli Uomini. I Valar sono sette, tra di essi Manwe (vento), Aule (sostanze) e Ulmo (acque) fanno la maggior parte dell'opera.
Comincia la discordia tra i Valar e Melkor, e tutto quello che i primi creano, Melkor lo distrugge.
E pure la loro fatica non era tutta invano; e sebbene mai, in nessuna opera, fossero la loro volontà e il loro proposito realizzato appieno, e tutte le cose fossero, per forma e per colore, diverse dall'intendimento primo dei Valar, lentamente la Terra ciononostante venne plasmata e resa ferma. E così la dimora dei Figli di Ilùvatar fu finalmente eretta nelle Profondità del Tempo e fra le stelle innumerevoli.
mercoledì 22 gennaio 2014
Del Silmarillion
Il Silmarillion è il resoconto della Prima Era della Terra di Mezzo, è la mitologia elfica, è un libro scritto dagli Elfi, quindi con la loro prospettiva e il loro modo di vedere le cose, e ci è stato trasmesso da Bilbo, che l'ha tradotto per noi.
La lettura di questo libro, che non è particolarmente lungo, ma è universalmente riconosciuto (universally acknowledged, direbbe Jane Austen) come ostico, non sarebbe stata possibile - per me - senza l'aiuto del Tolkien Professor e dei Silmarillionaires.
Del Professore ho già parlato altre volte, e non mi stancherò mai di ripetere quanto mi senta fortunata ad essermi imbattuta, ancorché solo virtualmente, in lui. I Silmarillionaires, sono coloro che hanno seguito il seminario sul Silmarillion, appunto, in diretta. Quindi, assieme al Professore commentano e si chiedono cose, e approfondiscono, e si divertono molto a chiacchierare su ogni particolare, fare ipotesi e anche scoprire e far scoprire cose che una lettura singolare non avrebbe mai portato alla luce.
Ed è quindi con la testa piena di storie di Elfi (principalmente), e mondi mitici, e nomi su nomi e avvenimenti belli e brutti, che mi accingo a scrivere di questa grandiosa opera, che Tolkien non è riuscito a completare, ma che suo figlio Christopher ha revisionato e pubblicato per noi.
Lo farò in pillole, che questa è la forma che più mi aggrada, prendendo in considerazione solo un capitolo alla volta. Stay tuned and God Speed!
La lettura di questo libro, che non è particolarmente lungo, ma è universalmente riconosciuto (universally acknowledged, direbbe Jane Austen) come ostico, non sarebbe stata possibile - per me - senza l'aiuto del Tolkien Professor e dei Silmarillionaires.
Del Professore ho già parlato altre volte, e non mi stancherò mai di ripetere quanto mi senta fortunata ad essermi imbattuta, ancorché solo virtualmente, in lui. I Silmarillionaires, sono coloro che hanno seguito il seminario sul Silmarillion, appunto, in diretta. Quindi, assieme al Professore commentano e si chiedono cose, e approfondiscono, e si divertono molto a chiacchierare su ogni particolare, fare ipotesi e anche scoprire e far scoprire cose che una lettura singolare non avrebbe mai portato alla luce.
Ed è quindi con la testa piena di storie di Elfi (principalmente), e mondi mitici, e nomi su nomi e avvenimenti belli e brutti, che mi accingo a scrivere di questa grandiosa opera, che Tolkien non è riuscito a completare, ma che suo figlio Christopher ha revisionato e pubblicato per noi.
Lo farò in pillole, che questa è la forma che più mi aggrada, prendendo in considerazione solo un capitolo alla volta. Stay tuned and God Speed!
mercoledì 15 gennaio 2014
Il film tanto atteso
Le vacanze di Natale, ma ancora stiamo qui a parlarne? Ebbene sì!
Dicevo appunto che le vacanze di Natale hanno portato anche l'annuale cinema (annuale adesso che c'è Peter Jackson), e finalmente abbiamo avuto la nostra dose di hobbit indispensabile a rallegrare le nostre altrimenti squallide esistenze (ma và là).
Dato che l'amica tolkeniana latita, mi tocca parlarne per prima.
Il film Lo hobbit, la desolazione di Smaug, rigorosamente in 3D, non è stato proprio come mi auspicavo, ma è stato come in fondo mi aspettavo. Cioè, è logico che se vuoi tirare fuori tre film da uno smilzo romanzo, devi metterci qualcosa di tuo.
Ma questo in sé e per sé, non è che sia sempre un male. Sono la prima ad avere apprezzato l'aggiunta di Legolas, Orlando Bloom ha un suo perché (ma l'elfa che si innamora del nano proprio non si può accettare).
E non si può neanche sostenere, secondo me, come fa il prof in questo articolo, che ne lo hobbit ci sono comunque delle parti non scritte, tipo dove va Gandalf quando sparisce, che possono essere la scusa per aggiunte e aggiuntine.
Ci sono comunque nel film delle parti completamente diverse che è difficile spiegare in questo modo, particolarmente verso la fine, con i nani che entrano nella montagna e combattono con Smaug. Ma in questo modo si vanifica tutta la ragione per portarsi dietro uno scassinatore fin dall'inizio!
Non mi è proprio piaciuta la parte dell'enorme nano d'oro per placcare d'oro il drago-pollo (qualcuno ha detto che assomiglia più a un pollo che a un drago, una questione di ali e zampe, non chiedetemi di più che non mi ricordo neanche dove l'ho letto).
Insomma, sicuramente di questo film mi ricorderò la confezione magnum (una cosa che non ha alcun senso, ma è una di quelle cose esagerate che si fanno ogni tanto) di pop corn
Dicevo appunto che le vacanze di Natale hanno portato anche l'annuale cinema (annuale adesso che c'è Peter Jackson), e finalmente abbiamo avuto la nostra dose di hobbit indispensabile a rallegrare le nostre altrimenti squallide esistenze (ma và là).
Dato che l'amica tolkeniana latita, mi tocca parlarne per prima.
Il film Lo hobbit, la desolazione di Smaug, rigorosamente in 3D, non è stato proprio come mi auspicavo, ma è stato come in fondo mi aspettavo. Cioè, è logico che se vuoi tirare fuori tre film da uno smilzo romanzo, devi metterci qualcosa di tuo.
Ma questo in sé e per sé, non è che sia sempre un male. Sono la prima ad avere apprezzato l'aggiunta di Legolas, Orlando Bloom ha un suo perché (ma l'elfa che si innamora del nano proprio non si può accettare).
E non si può neanche sostenere, secondo me, come fa il prof in questo articolo, che ne lo hobbit ci sono comunque delle parti non scritte, tipo dove va Gandalf quando sparisce, che possono essere la scusa per aggiunte e aggiuntine.
Ci sono comunque nel film delle parti completamente diverse che è difficile spiegare in questo modo, particolarmente verso la fine, con i nani che entrano nella montagna e combattono con Smaug. Ma in questo modo si vanifica tutta la ragione per portarsi dietro uno scassinatore fin dall'inizio!
Non mi è proprio piaciuta la parte dell'enorme nano d'oro per placcare d'oro il drago-pollo (qualcuno ha detto che assomiglia più a un pollo che a un drago, una questione di ali e zampe, non chiedetemi di più che non mi ricordo neanche dove l'ho letto).
Insomma, sicuramente di questo film mi ricorderò la confezione magnum (una cosa che non ha alcun senso, ma è una di quelle cose esagerate che si fanno ogni tanto) di pop corn
...e comunque l'anno prossimo saremo ancora lì coi nostri occhialini, i nostri pop corn (magari la confezione più piccola) e le nostre critiche.
mercoledì 8 gennaio 2014
Le recensioni di Calvin
Le vacanze natalizie appena trascorse sono state all'insegna della visione del famoso ciclo di fantascienza trasmesso a ripetizione da un canale apposito (comunque noi possediamo il cofanetto e ogni tanto facciamo la maratona anche senza i suggerimenti del magnate australiano).
Una semi-novità sono stati e tre film prequel, soprattutto per Calvin, che alla scena tra Anakin e la futura madre di Luke e Leia, quando lui dice che da quando ti ho conosciuta non faccio altro che pensare a te e tutto questo tempo in cui siamo stati separati ho sofferto tantissimo e che anche adesso che siamo vicini (ma non tanto quanto vorrebbe lui) soffro...
...questa sarebbe la versione allungata di (virgolette con le mani) ti amo?
Una semi-novità sono stati e tre film prequel, soprattutto per Calvin, che alla scena tra Anakin e la futura madre di Luke e Leia, quando lui dice che da quando ti ho conosciuta non faccio altro che pensare a te e tutto questo tempo in cui siamo stati separati ho sofferto tantissimo e che anche adesso che siamo vicini (ma non tanto quanto vorrebbe lui) soffro...
...questa sarebbe la versione allungata di (virgolette con le mani) ti amo?
sabato 4 gennaio 2014
S-commesse
In una famosa catena di negozi di intimo e abbigliamento, che per non fare nomi inizia con la t e finisce con zenis, entro a comprare delle magliette.
Ne scelgo di diversi colori, poi vedo un maglioncino nero lungo, e decido di prendere anche quello.
Vado alla cassa e il totale è € 51,50.
Prendo € 50 e poi guardo se ho della moneta. Non ce l'ho. Ho solo un'altra banconota da € 50, e la tiro fuori dicendo, mi dispiace ma devo darle questa.
La cassiera perfettamente vestita e truccata e completamente ggiovane mi dice non ha due euro?
No, mi spiace.
Cinque?
Eh, no cara.
Dieci? Venti?
Te li avrei dati se li avessi avuti...
Allora comincia a imprecare sulla sua sfiga (?) e ad andare in giro a cercare il resto con fare decisamente scocciato.
Per fortuna dopo sono andata anche in un'altra famosa catena di negozi di prodotti per il make-up, che sempre per non fare nomi è quella che comincia con k e finisce con ko.
Guardo gli smalti, di tutti i colori, a specchio, lucidi, opachi, con la calamita per fare i disegnini...le calamite esposte sono tutte con un disegnino che ho già, mentre c'è quello a spirale molto carino che mi manca.
La commessa si avvicina (lei, senza essere chiamata) e chiede se ho bisogno d'aiuto, allora io le chiedo della calamita. Lei mi dice, se vuole posso vedere se me la mandano...io rispondo, no guardi, sono qui di passaggio, non importa.
Potrebbe finire qui, ma la commessa perfettamente abbigliata e truccata e completamente ggiovane mi dice, ma certo che per una cosa che costa 1 euro e mezzo non faccio l'ordine!!!!
Ma allora, pensa la molto meno glamour, molto meno perfettamente abbigliata e truccata e molto meno ggiovane (sì, esatto, me stessa medesima), che €@¥¥# vuoi?
Ne scelgo di diversi colori, poi vedo un maglioncino nero lungo, e decido di prendere anche quello.
Vado alla cassa e il totale è € 51,50.
Prendo € 50 e poi guardo se ho della moneta. Non ce l'ho. Ho solo un'altra banconota da € 50, e la tiro fuori dicendo, mi dispiace ma devo darle questa.
La cassiera perfettamente vestita e truccata e completamente ggiovane mi dice non ha due euro?
No, mi spiace.
Cinque?
Eh, no cara.
Dieci? Venti?
Te li avrei dati se li avessi avuti...
Allora comincia a imprecare sulla sua sfiga (?) e ad andare in giro a cercare il resto con fare decisamente scocciato.
Per fortuna dopo sono andata anche in un'altra famosa catena di negozi di prodotti per il make-up, che sempre per non fare nomi è quella che comincia con k e finisce con ko.
Guardo gli smalti, di tutti i colori, a specchio, lucidi, opachi, con la calamita per fare i disegnini...le calamite esposte sono tutte con un disegnino che ho già, mentre c'è quello a spirale molto carino che mi manca.
La commessa si avvicina (lei, senza essere chiamata) e chiede se ho bisogno d'aiuto, allora io le chiedo della calamita. Lei mi dice, se vuole posso vedere se me la mandano...io rispondo, no guardi, sono qui di passaggio, non importa.
Potrebbe finire qui, ma la commessa perfettamente abbigliata e truccata e completamente ggiovane mi dice, ma certo che per una cosa che costa 1 euro e mezzo non faccio l'ordine!!!!
Ma allora, pensa la molto meno glamour, molto meno perfettamente abbigliata e truccata e molto meno ggiovane (sì, esatto, me stessa medesima), che €@¥¥# vuoi?
venerdì 3 gennaio 2014
Il Signore degli Anelli - Le appendici
Avevo promesso al Venerdì del libro un ultimo post sulle Appendici del Signore degli Anelli.
Le appendici sono ben sei, e sono tutte dedicate ad approfondire la storia con ulteriori spiegazioni, integrazioni, alberi genealogici e cronache dettagliate della prima, seconda e terza era. In più ci sono quelle dedicate alle lingue e alle pronunce. Sono ciò che Tolkien definisce "the necessary background of history".
Viene un po' da chiedersi perché Tolkien si sia dato così tanto da fare per compilare queste appendici, non sembrano informazioni fondamentali per la comprensione della storia. Ma allora, perché sono secondo lui necessarie?
Partiamo da quelle sulle lingue. La questione della lingua è fondamentale per Tolkien, infatti è l'unico scrittore che si pone il problema della traduzione, perché pensa che i personaggi non parlino inglese originariamente. Altri autori non si preoccupano di questo aspetto, pensiamo ad esempio a Martin, anche lui ha inventato la lingua dei Dothraki, ma gli altri personaggi parlano inglese come se fosse la lingua effettivamente utilizzata in originale.
Da qui l'importanza delle appendici filologiche.
L'altro aspetto è quello della cornice letteraria. Come facevano gli autori dei primi romanzi del 1700, che si preoccupavano di fornire informazioni su come erano venuti a conoscenza della storia assieme ad una serie di autentici falsi documenti per supportare e dare l'impressione di veridicità, così fa Tolkien.
Robinson Crusoe, Moll Flanders, Pamela, per tutte queste storie ci viene assicurato che si tratta di storie vere e ci vengono fornite le fonti (un diario ritrovato, delle lettere). Questa convenzione è andata perduta ai giorni nostri, ma veniva usata per dare la
percezione di profondità.
Le appendici danno consistenza alla storia, sottolineano che si parla di un tempo mitico, non allegorico.
Sul tema allegoria contro mito abbiamo già discusso. Tolkien va oltre, infatti la sua mitologia la troviamo nel Silmarillion, una lettura impegnativa che ho deciso di intraprendere e che condividerò con chiunque sia interessato. A presto! :-)
Le appendici sono ben sei, e sono tutte dedicate ad approfondire la storia con ulteriori spiegazioni, integrazioni, alberi genealogici e cronache dettagliate della prima, seconda e terza era. In più ci sono quelle dedicate alle lingue e alle pronunce. Sono ciò che Tolkien definisce "the necessary background of history".
Viene un po' da chiedersi perché Tolkien si sia dato così tanto da fare per compilare queste appendici, non sembrano informazioni fondamentali per la comprensione della storia. Ma allora, perché sono secondo lui necessarie?
Partiamo da quelle sulle lingue. La questione della lingua è fondamentale per Tolkien, infatti è l'unico scrittore che si pone il problema della traduzione, perché pensa che i personaggi non parlino inglese originariamente. Altri autori non si preoccupano di questo aspetto, pensiamo ad esempio a Martin, anche lui ha inventato la lingua dei Dothraki, ma gli altri personaggi parlano inglese come se fosse la lingua effettivamente utilizzata in originale.
Da qui l'importanza delle appendici filologiche.
L'altro aspetto è quello della cornice letteraria. Come facevano gli autori dei primi romanzi del 1700, che si preoccupavano di fornire informazioni su come erano venuti a conoscenza della storia assieme ad una serie di autentici falsi documenti per supportare e dare l'impressione di veridicità, così fa Tolkien.
Robinson Crusoe, Moll Flanders, Pamela, per tutte queste storie ci viene assicurato che si tratta di storie vere e ci vengono fornite le fonti (un diario ritrovato, delle lettere). Questa convenzione è andata perduta ai giorni nostri, ma veniva usata per dare la
percezione di profondità.
Le appendici danno consistenza alla storia, sottolineano che si parla di un tempo mitico, non allegorico.
Sul tema allegoria contro mito abbiamo già discusso. Tolkien va oltre, infatti la sua mitologia la troviamo nel Silmarillion, una lettura impegnativa che ho deciso di intraprendere e che condividerò con chiunque sia interessato. A presto! :-)
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